Gatti molto speciali è un libro della scrittrice Premio Nobel Doris Lessing imperdibile per chi vive con adorabili felini in famiglia.
Un testo che è una lunga lettera d’amore per i gatti con i quali ha condiviso la sua vita: dal primo conquistato a 3 anni nella fattoria dei genitori fino ai gatti adottati in età adulta.
Un amore che va anche oltre la sua stessa vita, in una sorta di passaggio simbolico, in quanto il libro è dedicato alla figlia “che ama vivere insieme ai gatti”.
In tutto il libro i gatti sono la misura del mondo che circonda la scrittrice: dal micromondo della casa (i diversi piani, i mobili, i giardini, le luci, i rumori) al macromondo dell’ambiente esterno (la flora e la fauna che circondano la fattoria in Sudafrica dove viveva da piccola, le persone, la società e l’ambiente urbano di Londra dove vivrà da adulta).
I pochi esseri umani nel libro sono comparse che non hanno nome proprio come spesso non lo hanno nemmeno i gatti: familiari e gatti sono designati con un ‘’noi’’ che accoglie i secondi come abitanti della famiglia ma sempre nel rispetto della loro ‘’gattità’’.

Sono i gatti che scelgono di abitare la casa e ogni gatto è un tipo: la gatta grigia seducente e seduttiva, la gatta nera prudente e insicura, il vecchio Rufus indomabile e riconoscente, il Generale dall’intelligenza intuitiva e Charles dall’intelligenza scientifica, curioso del funzionamento di ogni cosa e chiacchierone. Lessing si pone con i gatti in relazione reciproca di ascolto e di cura dove ciascuna/o si prende cura dell’altra/o a modo suo in un movimento circolare che coinvolge tutti i sensi e che rende la parola non necessaria come non lo è nelle relazioni di pancia: quella con i neonati e le neonate ad esempio o fra le persone innamorate.
Ma come comunica Lessing con i gatti molto speciali del titolo?
Comunica con un ventaglio di linguaggi che coinvolgono tutti i sensi: il linguaggio del cibo (gusto), il
linguaggio del corpo (vista), il linguaggio dei suoni (udito), il linguaggio degli odori (olfatto), il linguaggio della cura (tatto) e infine quello che chiamerei il linguaggio dell’agire.
Quest’ultimo forse denota in modo emblematico l’empatia fra i gatti e Lessing: la gatta grigia che pretende solo determinato cibo e quindi non mangia più in casa ma ruba le salsicce alla vicina per offrirle sdegnosamente alla padrona di casa che non vuole capire le sue esigenze, la gatta che impara a tossire per finta per prendersi le cure riservate all’altra micia malata, Rufus che progetta come prendere posto accanto alla padrona nonostante gli altri due gatti più giovani e forti.
Dai tanti ricordi che Lessing raccoglie nel libro emerge una verità assoluta: non ha mai tentato di studiare il linguaggio dei suoi gatti come potrebbe fare un’etologa o una studiosa ma lo ha accolto nel proprio patrimonio linguistico/comunicativo – da attenta e amorevole osservatrice – allargandone i confini giorno per giorno.
Hai amato particolarmente un libro sui gatti? Raccontalo nei commenti oppure leggi questo libro di Lessing e dicci cosa ne pensi







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